Il rapporto di amicizia tra me e Marilena Sutera ha avuto inizio tre anni fa, quando ero ancora un novellino nel campo della curatela. Tuttavia, quando vidi le sue opere, la simpatia, quella sorta di consonanza che venne a prodursi tra di noi, fece sì che iniziassi a desiderare di poter collaborare con lei in futuro. Non molto tempo dopo ci siamo ritrovati a pianificare questa mostra insieme. Ne sono molto onorato e, allo stesso tempo, provo timore e trepidazione. Una ragione è che sono nato e cresciuto nella provincia cinese della Mongolia Interna, ed è come se potessi godere delle sue opere solamente dal punto di vista della cultura orientale; la seconda ragione è che essendo mia docente nutro un grande rispetto nei confronti dei suoi traguardi artistici e della sua nobile personalità, il che mi induce a prestare grande attenzione al non fornire un’interpretazione errata delle sue opere. 

  

Per questa mostra ho selezionato alcuni dipinti a olio e stampe, tutti risalenti agli ultimi anni, che seguendo il mio sentire ho riunito sotto il titolo de “Il colloquio”. È evidente come questa mostra sia destinata a diventare un colloquio tra lei e le sue opere, tra lei e me, tra oriente e occidente.La struttura e i colori di queste stampe mostrano appieno l’abile utilizzo che l’artista fa del linguaggio di questa specifica tecnica; ha riflettuto sulla sottile relazione esistente tra i personaggi e l’immagine, sulle emozioni diafane e sul processo che le porta gradualmente alla luce. Contemporaneamente si è interrogata su come utilizzare la minor quantità di colore per dare espressione ai suoi sentimenti più profondi: ci sono passione, amore, solitudine, depressionee dolore. Tra tutti quei sentimenti che non abbiamo modo di spiegare razionalmente, passione e solitudine sembrano essere due facce della stessa medaglia; il mistero, l’armonia, la tranquillità e il calore riflessi nelle immagini sono la dimostrazione del processo di ricerca del sé intrapreso dall’artista, e ciò che ne ricaviamo è il suo essere insostituibile. 

 

Le opere di Marilena Sutera non sono solamente visive, ma offrono anche suggestioni uditive: è come se si potesse ascoltare il fruscìo delle estremità dei fili d’erba accarezzate dal vento tiepido e delicato della prateria. Chiudendo gli occhi, nella nostra mente apparirà chiara l’immagine raffigurata nel quadro: rilievi montuosi e corsi d’acqua, spazi aperti e selvaggi, enormi pietre che si spostano pian piano, sparendo all’alba, lo spazio si dilata e anche il tempo scompare, conducendo a una liberazione dello spirito. L’essenza viene intuita, come nei versi di una poesia.

 

Nelle sue opere è possibile osservare una grande quantità di forme circolari equadrate, che possono essere direttamente ricollegate al concetto orientale secondo cui “il cielo è circolare e la terra quadrata”. Nella tradizionale teoria dello yin e dello yang, il quadrato è stabile, rappresenta la terra e riconduce al concetto di stabilità e staticità, il cerchio è invece fluido, è la forma del cielo che produce il cambiamento: la combinazione di questi due aspetti, che interagiscono in base a un rapporto stabile e allo stesso tempo dinamico, determina un senso di vitalità.  Nelle immagini di Marilena Sutera, quadrato e cerchio riflettono proprio la materia e l’ambiente, il passaggio da stato solido e gassoso; al contempo,  uno stato di stabilità emerge dalle emozioni e dai bisogni primordiali che albergano nel cuore delle persone, dalla rimozione di tutti gli orpelli che consentono riportare la natura umana alla sua condizione originale e ripristinarne la primitiva estetica.

 

Solo quando l’artista e la sua opera raggiungono uno stato di quiete, potrà palesarsi il reale potere che vi sottende.

 

Yongxu Wang

Febbraio 2019  Roma